Critica

Daniela Madonna

“Ignis” Presentazione catalogo Incontrarti 2011 – Le proposte del Premio Vasto

“Ignis” Presentazione catalogo Incontrarti 2011 – Le proposte del Premio Vasto

Antonio D’Annunzio esplora ad ampio raggio il tema della mostra, a partire dalla scelta della tecnica esecutiva di riferimento. Le sue terrecotte, infatti, conservano il fascino dell’incontro antichissimo tra l’argilla e l’ardore del legno incendiato.

Duttile, obbediente, esigente, la creta tra le mani dello scultore assume una vita nuova e diviene forma compiuta. Una forma che va dall’umile atto dell’accensione del fuoco da parte di un giovane paziente e disincantato, alla complessa fantasmagoria dell’ Inferno dantesco. Al cerchio dei lussuriosi, in particolare, l’artista dedica sperimentazioni polimateriche, rappresentando il contorcimento delle anime arse dalla passione.

Articolo pubblicato sul mensile “Vasto Domani”

“La dinamica della forma nell’opera di Antonio D’Annunzio”
Articolo pubblicato sul mensile “Vasto Domani”
“La dinamica della forma nell’opera di Antonio D’Annunzio”

Quando il fare arte scaturi­sce da una sincera passione coltivata sin dalla prima gio­vinezza, non esiste ostacolo materiale o spirituale che im­pedisca all’uomo scaldato dal soffio della creatività di tradurre in esternazioni visibili e in forme armo­niche il fuo­co espres­sivo che gli si agita dentro.

Talvolta la vita porta a compiere scelte pro­fessionali diverse da quella indicata dall’impulso più intimo, ma ciò non toglie che, accanto al lavoro ordinario svolto al di fuori dell’amato atelier o del laboratorio per­sonale, l’artista riesca a rita­gliarsi momenti preziosi in cui possa trasformare le idee in opere uniche ed irri­petibili.

Spesso la dimensione creativa vibra e prende corpo allorché il re­sto del mondo si dedica alla distensione o al riposo, richiedendo un notevole impiego di pazienza e concen­trazione. Nessuna stanchez­za può frenare le abili dita che sembrano nate per modellare la creta, o il pennello che volge in immagini le arditezze delle fantasie più recondite. Può capitare, co­sì, che il nuovo giorno saluti le ultime ombre della notte prima che il percorso dell’in­ venzione estetica possa dirsi compiuto.

Quando il fare arte scaturi­sce da una sincera passione coltivata sin dalla prima gio­vinezza, non esiste ostacolo materiale o spirituale che im­pedisca all’uomo scaldato dal soffio della creatività di tradurre in esternazioni visibili e in forme armo­niche il fuo­co espres­sivo che gli si agita dentro.

Talvolta la vita porta a compiere scelte pro­fessionali diverse da quella indicata dall’impulso più intimo, ma ciò non toglie che, accanto al lavoro ordinario svolto al di fuori dell’amato atelier o del laboratorio per­sonale, l’artista riesca a rita­gliarsi momenti preziosi in cui possa trasformare le idee in opere uniche ed irri­petibili.

Spesso la dimensione creativa vibra e prende corpo allorché il re­sto del mondo si dedica alla distensione o al riposo, richiedendo un notevole impiego di pazienza e concen­trazione. Nessuna stanchez­za può frenare le abili dita che sembrano nate per modellare la creta, o il pennello che volge in immagini le arditezze delle fantasie più recondite. Può capitare, co­sì, che il nuovo giorno saluti le ultime ombre della notte prima che il percorso dell’in­ venzione estetica possa dirsi compiuto.

La situazione appena descrit­ta riflette anche la realtà di al­cuni tra gli esponenti dell’ar­te contemporanea operanti in Abruzzo, ma si ispira in parti­colare a quella dello scultore e pittore Antonio D’Annunzio, che da anni affianca l’espe­rienza dell’elaborazione ar­tistica ad un’occupazione nel settore secondario. Originario di Carpineto Sinello, Antonio vive a Vasto con la famiglia. La sua scelta è stata quella di riavvicinarsi ai luoghi natali dopo essersi diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

La ricerca che lo caratterizza segue diverse vie di sviluppo e sperimentazione, sofferman­dosi soprattutto sulla scultu­ra dell’argilla e sulla pittura. Nel primo campo l’artista si esprime con una libertà ed una naturalezza che ingloba­no sublimi modelli di maestri del passato, superandoli in direzione di risultati originali manifestanti l’intatta tragicità dell’uomo di oggi.

Il vigore delle masse corporee delle figure, la perfetta co­noscenza di ogni solco e avvallamento anato­mico, la continua rap­presentazione della materia che partori­sce la forma e il tipo di dialogo intrattenuto con i soggetti tratta­ti, ricordano la poesia e i silenzi di Miche­langelo, strappati da ogni sorta di cristallizzazione e aperti a nuove declinazioni comunicative.

Al di là della sapienza del modellato, ciò che colpisce nei bassorilievi e negli altorilievi di Antonio D’Annun­zio è il dinamismo che anima la fisicità delle sue creature, pervase da uno spirito vee­mente sempre pronto a scavalcare la soglia della ribellio­ne per mostrare la vitalità di un pensiero pulsante e refrattario alla quiete. Nelle scene affollate di corpi agitati, tra i pieni e i vuoti in­cisi da linee profonde, serpeg­gia un’energia che richiama il turbinio delle anime infernali descritte da Dante, al quale l’autore sembra ispirarsi nel­la ricerca di un possibile Pa­radiso.

La meta ambita, però, conserva in sé la nostalgia e la sensualità del transeunte, al quale gli uomini, le donne e persino gli angeli rappresen­tati dal Maestro mostrano di non voler rinunciare. Anche negli acquerelli, realizzati su supporti in­crespati e stratificati, il collegamento con la sto­ria eterna percorre le straordinarie strade del quotidiano: Adamo ed Eva hanno volti comuni, la vita dello spirito si ri­specchia nell’effimero ab­becedario dell’erotismo, il passaggio intergenera­zionale dei valori e degli affetti segue i sentieri delle rughe impresse sui volti degli anziani e gli sguardi setosi di un’infanzia accesa di speran­za e innocenza.

Nel complesso, D’Annunzio narra una vicenda che è insie­me personale e collettiva, par­landoci di situazioni esisten­ziali che ci appartengono e nel contempo appaiono sfuggenti. In ciò consiste la grandezza della sua arte, che senza dub­bio continuerà a stupirci negli anni che verranno.

Al di là della sapienza del modellato, ciò che colpisce nei bassorilievi e negli altorilievi di Antonio D’Annun­zio è il dinamismo che anima la fisicità delle sue creature, pervase da uno spirito vee­mente sempre pronto a scavalcare la soglia della ribellio­ne per mostrare la vitalità di un pensiero pulsante e refrattario alla quiete. Nelle scene affollate di corpi agitati, tra i pieni e i vuoti in­cisi da linee profonde, serpeg­gia un’energia che richiama il turbinio delle anime infernali descritte da Dante, al quale l’autore sembra ispirarsi nel­la ricerca di un possibile Pa­radiso.

La meta ambita, però, conserva in sé la nostalgia e la sensualità del transeunte, al quale gli uomini, le donne e persino gli angeli rappresen­tati dal Maestro mostrano di non voler rinunciare.

Anche negli acquerelli, realizzati su supporti in­crespati e stratificati, il collegamento con la sto­ria eterna percorre le straordinarie strade del quotidiano: Adamo ed Eva hanno volti comuni, la vita dello spirito si ri­specchia nell’effimero ab­becedario dell’erotismo, il passaggio intergenera­zionale dei valori e degli affetti segue i sentieri delle rughe impresse sui volti degli anziani e gli sguardi setosi di un’infanzia accesa di speran­za e innocenza.

Nel complesso, D’Annunzio narra una vicenda che è insie­me personale e collettiva, par­landoci di situazioni esisten­ziali che ci appartengono e nel contempo appaiono sfuggenti. In ciò consiste la grandezza della sua arte, che senza dub­bio continuerà a stupirci negli anni che verranno.